Addio rumenta.

“Caustico, dissacrante, ha raccontato l’Italia dal suo punto di vista…” E via così, per descrivere una persona falsa, livorosa, avida, bugiarda che avrebbe contribuito alla nostra cinematografia arricchendo addirittura il nostro vocabolario (Treccani dixit, mica seghe). Vaffanculo, vecchio cialtrone imbolsito. Fuori dai coglioni, rumenta, non mi mancherai per un cazzo: va’ a vomitare da un’altra parte.

Memorabilia

La tua è solo “ironia spicciola che condisce una misera grammatica da studente delle serali di periferia”. Un misto tra Charles Bukowski e Giordano Bruno Guerri, ‘nzomma.

All’allegro eroinomane. 

Ristorante di proprietà di due simpaticissimi (come i ladri in casa) fratelli: uno ubriacone e molesto, l’altro tossicodipendente e altrettanto molesto, già proprietari di una sottospecie di locale vagamente assimilabile a un pub, ma ancora più ributtante.

Specialità merda e simpatia (mi dicono che la simpatia l’abbiamo finita a febbrajo, quindi il cerchio si restringe).  

Prezzi modici (ma col cazzo). 

Igiene (idem come sopra). 

Bingo e noccioline (da un’altra parte). 

Epitaffi 

Era un mago:

s’arricchiva col manzo

mandava il ristorante ai maiali

e andava a troje. 

Addio concimaja

che la merda ti sia greve. 

Quel cantante lì, còso, Mandarino. 

Quando io sono solo con te

sto ‘mbriaco e ‘n zò nemmeno perché 

casco sul pavimento 

e me fratturo ‘l mento 

quando penso a te

m’encazzo forte perché 

E d’improvviso l’ispirazione va a’ majali.  

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