Esegesi del bruciapadelle. 

E quindi lasci ‘sto covo di ingrati e di frustati (il dramma umano) verso altri lidi senz’altro romiti. 

Bravo bravo, però bedabèda bubi, che se lì infili il buVVo a cazzo di cane in qualche manicaretto finisci in pasto agli squali, bestiole peraltro invero gratissime. 

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“Ma la volta scorsa guarda cèrano almeno centoventordici persone paganti eh”

La manna dal cielo, questa biblica meraviglia che sembra nutra frotte e frotte di gestori, PR (opinabile e liberamente interpretabile acronimo), ragazze immagine, barman, barmaid e pizzettari de Via de la Scrofa e che io invece non ho visto mai. La manna, intendo: invece de pizzettari ceppièno. 

Nel frattempo padre, figlio e nipote salgono sul SUV alla volta di romiti lidi e nello sguardo del patriarca scorgi la luce primordiale di Ötzi e ti rendi conto che di anelli mancanti ce n’è quanti cazzo te ne pare. Ciao Darwin, per l’ape ci vediamo alle diciannove neh. 

La fica cómpra

La fica cómpra

sholollo lollollolló

la fica cómpra

sholollo lollollolló

la fica cómpra

piàge anche ta meee…

Sull’aria di “Can’t take my eyes off of you” dell’indimenticato Frankie Valli. 

L’aspettativa. 

Lei me lo dice sempre: è quello che ti frega. Dal cibo a tutto il resto. Ciò che ti aspetti non è mai ciò che è realmente. 

Verissimo, e anche stasera è stato lo stesso: farsi mezz’ora di auto per essere imboccato come un’oca sottoposta a gavage, ancora una volta porca madonna, ti portano un hamburger e le polpette di carne assieme. 

Alla mia legittima perplessità mi sento rispondere che eh, in estate portiamo tutto insieme. Seems legit, eh certo certo. I gatti randagi saranno contenti di mangiarsi almeno un boccìno freddo e, suo malgrado, indigesto. 

Mi sta bene. 

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