Chiudono tutti.

Anche il Balù chiude i battenti. Una strage, a lasciare l’acropoli in mano al niente con un pugno di mosche in mano. È il segno dei tempi: si è chiusa un’epoca fatta di gioia e spensieratezza e ha davvero ragione Niccolò Fabi: ha perso la città.

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Un malaccio inguaribile.

Diho ‘he voglio tutte le rette ‘he l’avete voi in Corte d’Assise. Voglio la libertà pe’ andare alla Banca e alla Posta, poi ci sarà i’ Signore ‘he punirà i’ signor Canessa co’ un malaccio inguaribile che gli toccherà patire come un cane.

Viva i’ Duce, il lavoro e la libertà: ritorneremo, prima o dopo!

E vo via, e ‘un me ne ‘mporta, e tanto son solo, ci ‘o l’avvohato Filastò e mi basta…

Mario, anni fa.

Amerdican Express

Aaah, scusa, ecco perché non hai risposto al mio buongiorno quando sono entrato in ambulatorio perché l’educazione di un essere umano è fatta anche di questo, ossia di salutare gli stronzi a prescindere dal censo (o casta, che dirsivoglia®).

Sei addirittura titolare di una carta Amerdican Express ORO (pelle di cazzo, mica una Visa della Banca Di Credito Cooperativo di Monculo Valdarno) epperò vuoi restituirla che non ci fai più nulla, come ho avuto modo di sentire dalla tua telefonata effettuata con discrezione che nemmeno io so come proprio qui, in un ambulatorio medico dove dovrebbe vigere il silenzio.

Interessante.

Magari spegni almeno la suoneria.

Ti dispiace, brutto incidente stradale di sesso probabilmente femminile?

Grazie.

Diobérva.

E chi è saggio, chi è maturo lo sa, non può esistere nella realtà…

Sottotitolo:

Tra la via Emilia e il West, o anche tra l’Escherichia Coli e mille altri streptococchi.

* * *

Premetto che i luoghi sono stati cambiati (per motivi legali, ho casa di proprietà) ma m’è successo un qualche tempo fa e volevo rendervene partecipi.

Tanti e tanti anni fa, c’era un ristoro lungo la statale, una statale come tante, come tante statali che festose corron a fianco delle più crasse e presuntuose autostrade, e tuttora garrule cinguettano, pur essendo più anziane, a dire “Ehi, quando portavo io la gente, tu non eri ancora nata!”.

Era un ristoro ben noto, aperto prima di altri, pioniere in una valle, valle nata come trait d’union tra due regioni e cresciuta a suggellare tale unione: ebbene, in cinquant’anni d’onorato servizio, tal ristoro non ebbe mai ad imbellettarsi, rassettarsi, rifarsi il trucco, e così pian piano esso decadde mesto per mille e mille ragioni, vuoi per la dipartita dei titolari sopraggiunta per cause naturali, vuoi per l’invece improvvisa scomparsa della prole intera in un terribile incidente. Tal loco era sì noto per l’atavico sudiciume (divenuto leggendario) e del sito (absit iniuria verbis) e de’ due titolari, unti e sciugnati (oltre a esse’ pesi come la merda) come non se n’ha memoria, e i pasti, nonché i panini ed altre vivande, mettevano a durissima prova intestini, corredi di vaccini e relativi richiami, mitridatizzando peraltro chi s’avventurava a rifocillarsi in quell’antro dello stregone. L’uno serviva l’astanti tagliando il pane col medesimo coltello col quale s’era tosto grattato la stièna, se di stièna trattavasi, l’altro maneggiava insaccati ingialliti e rabbiosi non prima d’essersi covato le mani sotto l’ascelle, in posa stranamente comoda, ovviamente ne’ mesi afosi e torridi dell’estate, indossando raccapriccianti canottiere versicolori (varie macchie avrebbero fatto la gioja del Luminol) a coste larghe. C’era di che vomitare festosamente o di svignarsela alla chetichella adducendo scuse improbabili tipo ho la 126 in doppia fila, oppure oppure signor Cavaliere, la mì nonna m’ha chiamo, sento che vogliono l’altri in macchina che me so’ scordo. Solo i camionisti vecchio stampo resistevano, forti e rocciosi come galati, a’ pasti dato il poco prezzo e l’intestino in molibdeno o cos’altro, ancora ci studia il CERN di Villastrada, dice mi dovrèbbano fa’ sapé qualcosa venerdì.

Oggi, dopo decenni e un cambio gestione mestissimo, mi son fermato lì: sembrava una porta del tempo, ché tutto era rimasto perfettamente immutato. Clienti, bancone (spesso sono inaspettatamente un tutt’uno), bottiglie di vino drammaticamente lessate e passate a vita acetosa con le facce di questo o quell’altro dittatore, sito e sgomento; solo i gestori, giovani, stavolta gentili&volenterosi erano altri. Ho preso, preoccupato, una bottiglietta di aranciata accuratamente chiusa e mi son appropinquato alla cassa a pagare pegno. D’un tratto ho sentito l’uno dire all’altro: “Oh, ‘sa ci manca su quest’antipasto?”. La legionella, poi s’è tutti, ho pensato uscendo dal locale. Mi pare d’avélli fatti tutti i richiami, almeno, poi al limite in gastroenterologia ho qualche amico, almeno si passa il tempo.

A proposito di gastroenterologia questa la dedico a Giuseppe. Ci s’è conosciuti troppo poco e non so te, ma sento ch’è stato un peccato. Ciao,