Il panc rokc® ma quello durissimo.

Fulminee considerazioni a latere:

– gli asini voleranno anche, ma suonano diversamente;

– batterista aziendalista con la maglia della band. Innanzitutto serietà, tanta serietà;

– bassista con basso Jackson (punk? La puttana della Madonna, forse), capelli crespi anni ’80 e fascia fermacapelli. Sembra uscito da un video di MC Hammer. Porèllo;

– chitarrista con look tra il neocatecumenale e il MOD (che notoriamente si volevano tanto bene coi punk, eh, diobérva), cocco, non sentivo sonà così di merda dal 1988. Un accordo solo, ma spostato in tutte le posizioni immaginabili. Che emozione;

– il cantante col berretto e i capelli ad abat-jour e la felpa dell’Adidas. L’Adidas. Ma te, esattamente, il punk, sai cos’è?

Un suono di merda e una versione idiota di Stand by me (popopòpio lammèrda) completano il quadro.

Preferisco Gigi Finizio. O i Sabbat. O un mashup.

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Facezie elleniche.

Un intero post in merito a una meravigliosa pizza di merda? Perdiana, eccome! Ma andiamo per ordine: correva l’anno 1997 ed io mettevo il culo nel seggiolino di un aereo di linea (un bel charter del cazzo) della Olympus Airlines con delle hostess categoria bellefìe peccato tu ciàbbi i baffi alla Anastopoulos, rotta verso l’ariopòrto internazionale di Eraclito, no, Eraclio, nemmeno, Sant’Eraclio (no, quello è a Foligno) Ηράκλειο o Candia, che più bianca non si può.

Un atterraggio sciagurato e relativo applauso da noi italiani (mancava si cantasse Quel mazzolin di fiori con relativo prete prete® come degno corollario) era già ‘l presagio per una di quelle vacanze indimenticabili. Tralasciando cose deprecabili, non riferibili e talvolta riconducibili al codice penale ma poiché ormai va tutto in prescrizione compreso l’omicidio, la razzia, l’abigeato e la puttana della Madonna beato soprassiedo e vado a descrivere l’episodio, s. m. [dal gr. ἐπεισόδιον, comp. di ἐπί «dio» e εἴσοδος «bestia (del coro nella tragedia greca)»].

Noi èrimo in tre, mediamente brutti, ed ébbimo la fortuna di trascorrere quella settimanetta abbondante in quel di Ρέθυμνο, Réthymno, o come cazzo ve pare, alla larga dall’orda barbara italica che invece ad  Αγιος Νικόλαος, Aghios Nikólaos, ossia San Nicolao, patrono dei belinóni e degli imbecilli del giorno, furoreggiava mostrando con orgoglio italianità come se non ci fosse un dopodomani (che bello ‘sto modo di dire, eeh).

Fu così che verso metà vacanza incontrammo due homo sapiens sapiens di sesso probabilmente femminile, mirabile esempio di statistica. Breve cappello: avete presente la regoletta dei due uomini e dei due polli? Se uno dei due si mangia entrambi i pennuti (al forno, arrosto morto, crvdi) l’altro, oltre ad avere ancora fame ed essere visibilmente interdetto, subirà, sinanco al danno, anche la beffa, perché Madre Statistica sentenzierà inappellabile eh no, ve séte magnati un pollo per uno. Ma manco pe’ ‘l cazzo, risponderà inutilmente il tapino, ma tant’è.

Bene: ‘ste due erano l’Esempio, l’Epitome: una secca come ‘n chiodo, pareva la réclame del Burkina Faso (questa, l’ammetto con una lagrimuccia, non è la mia, ma lo avrei tanto voluto), l’altra invece praticamente ME, ma col quadruplo delle tette (io, data la pinguedine ce l’ho di mio, figurarsi). Diciamo che lei s’era magnàta più de du’ polli (e quanti sennò? Tutto il pollaio!) e che per lei il porno tedesco, sempre così creativo, avrebbe creato una categoria a parte del tipo Fett mit riesigen Titties und herrlichem Blasen Fraulein. 

Vabbuò, disse il comandante nel bel mezzo del Blasen, diciamo che erano simpatiche ma soprattutto dotate di FICA, quindi c’era poco da sottilizzare. Ci approcciamo in quanto l’unici italiani nell’amena cittadina e dopo un paio di giorni le due se n’escono, dài, usciamo fuori a cena a mangiarci una PIZZA. 

Fàmme capì: te, veneta, te ne vieni in Grecia (in GRECIAΓαμώτο τον Χριστό, non a Napoli o Caserta) a mangiare la pizza? C’è il mondo a Creta, ogni ben di Dio tra pesce, carne, verdura e frutta (quest’ultima m’ha ricordato la mia Sardegna, fichi d’India e cocomeri buoni da scoppiare) come non ne avete mai visto in quella cazzo di nebbia ma voi no, porcodio, NO, la PIZZA.

E difatti il destino stava per compiere la sua vendetta.

La sera (una sera qualunque, ma più precisamente una sera di merda) ci appressiamo al porto a scegliere una qualunque cazzo di pizzeria (il giorno dopo ho mangiato un agnello arrosto. INTERO. Niente pane, insalata, patate, tzatziki, un cazzo di nulla. Proteine allo stato primario) per subire a capo chino cosparso di cenere la nemesi del fato: superata una atroce PIZZARIA (sic) DEL PORTO entriamo (di male in peggio) in un ristorante-pizzeria TOSKANA (sic, e due) di proprietà di due svedesi (eh, caro il mio Medici, non hai inventato un cazzo. Lungi da me toglierti i meriti ma la nostra cena avrebbe meritato il medesimo epilogo). Svedesi. Poi vuoi mettere la TOSKANA? Regione nota per la pizza, la mozzarella, ‘o Vesuvio in Val d’Orcia e via e via. Ma niente: le due frìgnano e ci si siede. Ricordatevi della famigliola finlandese a fianco (come mai ho indovinato l’origine? Semplice: dansk, norsk svenska tra loro, in un modo o nell’altro riescono a capirsi. Il suomi, invece è a sé stante, meravigliosamente musicale, ma come l’ungherese o il basco: nessun riferimento in Europa. Valli a capire).

Ci sediamo e ordiniamo: lì imparai che se chiedi ham ti porteranno un merdosissimo prosciuttaccio cotto a schiaffi nell’autoclave della DuPont. Bene: io rischiai il massimo e chiesi una capricciosa. Glielo scandii nitidamente alla signora Solvi Stubing, o Stubing, me la Solvi? Eh? No, scherzo: non ricordo minimamente come fossero fatti. Erano marito e moglie ma altro non ricordo. Non ricordo nemmeno le altre pizze ordinate ma ha rilevanza? No.

Pronti?

Il capolavoro.

Mi arriva al tavolo un UO (unidentified object) perfettamente circolare (per perfettamente circolare intendo un disco perfetto, nulla di remotamente toccato da mano umana, una orrenda forma ἀχειροποίητα, inquietante oltre misura) già tagliato in 6 (mica otto, sei, e buon appetito) spicchi (già tagliato? Mica ho quattro anni, che poi un italiano dai sei anni in su se la taglia bellamente da solo ed è qui il problema: magari mi raccontarono una solenne stronzata, ma a quanto pare l’abitudine era quella perché né turisti né residenti sapevano tagliarsi la pizza. Non ci credetti allora, non voglio crederci ora), bianco gesso al suo interno (sembrava – sembrava? Eh – cruda) e con sopra tutti (che vuoi dire tuttiVOGLIO DIRE TUTTI! cit. memorab.) gli ingredienti pressoché crudi.

Il pomodoro no, magari voglio sperare che – cazzo – almeno quello no, che fosse in un qualche modo cotto, ma il prosciutto (sua madre, se quello era prosciutto io ero Aleksandr Stepanovič Popov) mozzarella (ah ah ah, le matte risate, la motsarella, come indicata nel menù) e i funghi (cazzo, quelli ce l’ho davanti agli occhi, cazzo e ricazzo) erano CRUDI. Dio-cane: CRUDI. Fu un incubo: la digestione, complice la giovine età non fu certo un problema, ma buttar giù quella palta fu un dramma del quale, sgomento, porto ancora le tracce.

Da allora mi sono sistematicamente rifiutato (di anche solo remotamente) di pensare al cibo italiano quando valico i confini. Nemmeno il caffè. Mai più successo.

Mai.

* * *

P.s.: e la famigliola finlandese? Ah già: il piccolo della famiglia ordina un piatto di spaghetti al pomodoro. Come ve l’immaginate? Esatto: una montagna pallida uscita dal più infame de’ sanatori di pasta di grano tenero rabbiosamente stracotta e senza una stilla d’acqua di cottura con sopra del pomodoro e le due (MADONNA TROIA, oh, è un’immagine che mi fa clamorosamente incazzare, come se bastasse una cosa simile a rendere un piatto italiano) foglioline di basilico che fanno That’s Italia!

Il bimbo, pallido e macilento come il contenuto di quel piatto, ovviamente all’oscuro de’ minimi rudimenti per l’approccio al medesimo, conficcò la forchetta nel mezzo e iniziò a girare. A girare. E ancora a girare. Gli spageti (chiamarli spaghetti mi pare offensivo), come un sol uomo coalizzati, iniziarono a girare tutti insieme, perdìo, tuonò il capo degli spagetio tutti o nessuno! Tuonarono i suoi sodali o tutti o nessuno! e fu rappresagliaIniziò a girare anche il sottopiatto e pensavo, come in una puntata del dottor Who, che da un momento all’altro avrebbe iniziato a girare il tavolo, il ristorante, il porto, l’isola, il mare, ‘u piccione ‘e mamm’ta e si potesse aprire un varco spaziotemporale che ci avrebbe ignominiosamente inghiottiti tutti, tra le grinfie di Poseidone Re. Ma così non fu e io mi girai, in attesa del balisto che sarebbe giunto lì a poco.

3 minuti

No, non è il tempo necessario per scottare appena un uovo né la canzone dei Negramaro: è la durata media che stanno raggiungendo i brani in (garaglò) heavy rotation nell’easy listening delle radio. Ovvero, i tormentoni del cazzo, oltre a essere fatti per subnormali o per persone con un QI pari a quello di un diodo Zener (e spesso quest’ultimo è assai più utile alla bisogna) stanno scendendo vertiginosamente sotto i tre minuti, con una struttura lyrics-chorus-lyrics-chorus e se siamo corti, allunghiamo il brodo con un altro chorus. Ola basta, pinito (cit.).

Esempi? Ma col cazzo: mi vergogno ma l’ultimo l’ho (necessariamente) scaricato ILLEGALMENTE da Youtube in qualità merda per rifilarlo a’ parties, fiestas, mierdas, e tutto ciò che si canta bellamente in spagnuolo, tanto basta metterci sotto un’altra cassa in 4, santa TR-808 a subwoofer pompare, tagliare l’intro inutile e l’outro (simpatico neologismo che rende l’idea) altrimenti non fa ballare, eeeeh. Vedremo se ho perso tempo stasera oppure dovrò sorbirmela, ‘sta litania del cazzo.

Vi do un indizio, anzi, più d’uno perché son buono&generoso: allora, il video è girato tipo film (sì, tipo Brazzers, non tipo Paramount, bedabèda bubi), c’è tanta fica, ma tanta, culi grossi ma sodissimi di tutti i colori strippati in bikini ipotetici, tette rifatte che la più piccola è una 42EEE (esiste?  Boh), NEGRI® col cazzo enorme (battezzato a parte e con tanto di documento d’identità per conto proprio) ma non si vede, però s’intuisce, maggiordomi niente (roba tipo Mortimer, Alfred et similia, macché) piscine, auto di lusso, case di lusso, cani di lusso, champagne fatto col bicarbonato, cenetta di mezzanotte alla fiamma, tragiche foto ricordo della serata più tre mostruosi animaloni di peluche regalati alle signore, violini tzigani in pista, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale, ah no, m’è scappata la mano, eh oh.

Indovinato? Oh, l’ultimo indizio, che sbadato, ma così vi facilito la vita: È UN REGGAETON DEL CAZZO!

Buona estate.