Campionario

– provincia certa, ossia Latina. Fondi, tutt’al più Alatri (e qui siamo nel Burinate, o frusinate, dipende); quattro decespugliatori di sesso assortito e ondivago. Emozione: 3

– lui ordinario, meh, nulla di che, occhiale trend&fashion ma nulla più. Lei una dea burrosa, un’incantevole bella copia (qualora fosse possibile) di Angelina Castro. Emozione: 8

– lui ancora più anonimo, lei alta, affascinante, short haired, occhiali, culo prepotente strippato in un pajo di jeans gggiòvani, lei, strepitosamente cougar. Emozione: 8

– lui a disagio, lei, caschetto e pelle di luna, seni non pervenuti, culo appena presente. Emozione: 9

– lui inutile, lei perfetta in stivali e décolleté misurato, con una deliziosamente oversized quarta su un corpo incantevole e un viso altrettanto. EMOZIONE.

Gino Pilotino.

Gino

Non ricordo in tutta sincerità perché questo gioco idiota mi sia tanto rimasto impresso, forse per la faccia da stordito di questo barone marrone (o volendo anche rosso, ma rosso mestruo) sul suo simpaticissimo biplano Savoja – Marchetti S-50 alimentato ma a scurregge, o forse perché è stato proprio ‘sto capolavoro dell’ars ludica a far chioppare definitivamente la Editrice Giochi e far sì che venisse poi ceduta alla canadese Spin Master nemmeno due anni fa. In compenso aveva uno spassosissimo jingle, divertente come un’incudine sull’alluce.

Per la cronaca, questo emozionante passatempo è ancora in commercio, ma non è più lui. Un po’ quel che dicono di me, quando mi vedono passare.

Sailing ships.

Il Birrino, locale minuscolo qui del centro, di proprietà di un tale simpatico come l’acqua calda nella birra scadente, frequentato sempre dagli stessi avventori ormai da anni.

Ci sono tutti? Eh, gli habitué locali sono presenti, già in condizioni notevoli, i fuorisede che parlano di Perùggiah che (a quanto pare) hanno un atlante diverso, un De Agostini con più doppie, chissà e H aspirate, i bambini (fantastico, chissà di chi son figli, hanno persino un pallone e improvvisano qualche calcio) e delle mamme, discutibili e pregevoli a un tempo, ça va sans dire, dal punto di vista esclusivamente ormonale.

Vicino un ristorante che sbandiera un trattoria tipica umbra, e lì fuori s’affollano i perugiotti, gran cazzoni come il DNA implacabile impone, sempre attenti alle mode e a farsele durare il meno possibile.

Speriamo si mangi civilmente, ché mi sarei financo macinato il cazzo di pseudo-osterie che, al modico costo di quaranta leuri, ti fan degustare della maestosa merda spacciandotela come una prelibatezza biodinamica vegan km 0 e un porco dio a stupore mostrare*.

Lei c’è. E chi l’ammazza?

Ci sono tutti? No.

Sono tornato in centro, dopo una vita, in un’altra vita, ma tu te ne sei andato prima. Te ne sei andato per un lungo viaggio? Bell’idea ma non ce la faccio a crederci.

Non ce la faccio proprio.

*ho mangiato benissimo. Son stato benissimo. Dio c’è, ed ha un gran senso dell’umorismo. Ehi, Jahvè, quand’è che ci andiamo a bere una birretta insieme?