La mia band. 

Le Grand CirCque Diaboligo d’Jamirdzes. 

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Amaro Montenegro: sapor’emm…

Perché potrai anche essere un brand manager esperto soprattutto nel core business che discuti di trading mentre hai un meeting in un resort, ma se ordini un Montenegro (con risp. parl.) non capisci un cazzo. 

Il Montenegro, (con risp. parl.) diocane, uno sciroppo alcolico a base di ftalati, cromo esavalente e aromi che più artificiali non si può: voglio dire, con una carta degli spiriti commovente, con rum e whisky a partire (e salire) da Caroni e Samaroli (ometto il capitolo sulle gineprine sennò mi metto a piangere) lui (c’era anche il Braulio, mica la merda) ordina un… No, basta, non lo scrivo. A’ purciàro!

* * *

P.s.: brand manager ce l’ho aggiunta io: l’uomo dal palato analfabeta parlava veramente di core businesstrading. Praticamente una macchietta, un po’ come il suo sodale, con scarpina sportiva e risvoltino. In omaggio all’unità di Taglia, anzi d’Itaglia, il primo di un qualche paesello dormitorio tipo chessò, Busnate mentre il secondo, più giovine, di Cutruzzau Marina, ma anche San Mantranguozzu Vecchia. Bello sentirli demolire l’italiano impestandolo di termini in inglAHAHAH – NO.

Per la cronaca, anche il giovane borbonico ebbe ad ordinare un Montenegro (con risp. parl.)

Born to be Abramo (Lincoln).

Premessa: il racconto è ovviamente un racconto di pura fantasia. Nomi, città, cose, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale sono stati cambiati.
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Siamo a Vergate sul Membro, nell’hinterland milanès, dove una disoccupata di lungo corso viene contattata da un amico in comune (non inteso come Mvnicipio) che dice guarda, sono una buona famiglia cercano una tata (il termine m’ha sempre generato disgvsto) vacci a parlare e magari avrà pensato (l’amico) di aver fatto la buona azione quotidiana, senz’altro.
Dopo qualche giorno la disoccupata fa la sua prima telefonata dove la madre del puello le chiede un appuntamento il primo dì di novembre, giorno d’Ognissanti, dove magari la tapina disoccupata potrebbe sinanco aver il diritto di trascorrere una qualche ora con il suo compagno che lavora, non c’è più morale Contessa.
Concesso l’atto di clemenza, la negriera datrice di lavoro da appuntamento in un qualunque giorno feriale. L’incontro è a casa di lei e il discorso dura oltre due ore, dove lei tesse le lodi della ex tata (garaglò) che faceva questo, questo e quest’altro, e stirava, lavava, cucinava, cambiava il lattante, giocava con lui, giocava (pare) pure col la nerchia del marito (ah, ecco perché è stata, diciamo, esautorata).
Comunque tutte queste cose, ore extra (pare) sempre gratis et amore Dei, il tutto sempre e solo a ben quattrocent’euri al mese (dal quale, ovviamente, bisogna togliere le tasse dai simpatici voucher – nemmeno Silvan, ora ci sono, ora non ci son più, toh rieccoli – con i quali il governo Renzi ha fatto ripartire questo meraviglioso Paese, oh my Lord, I love my country).
Porca Madonna.
E ‘l culo chi l’ mette’ (dicono da queste parti)?

Addio rumenta.

“Caustico, dissacrante, ha raccontato l’Italia dal suo punto di vista…” E via così, per descrivere una persona falsa, livorosa, avida, bugiarda che avrebbe contribuito alla nostra cinematografia arricchendo addirittura il nostro vocabolario (Treccani dixit, mica seghe). Vaffanculo, vecchio cialtrone imbolsito. Fuori dai coglioni, rumenta, non mi mancherai per un cazzo: va’ a vomitare da un’altra parte.

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