Pace&Prete part II (e non sarà l’ultima)

Suono ad un evento e mi si palesa l’ex curato (ex perché è stato esautorato de’ proprî compiti per raggiunti limiti di età) del mio paese che (capirete poi perché) non mi vedeva da almeno vent’anni che, di punto in bianco, mentre stavo cantando, mi si piazza dietro (eh, old habits die hard, neh?) e mi dice, serio come la merda: “Ma ancora non hai smesso di fare questo lavoro?” durante una pausa strumentale del brano che sto eseguendo.
L’intelligenza, la fortuna, il buonsenso mi ha fatto rispondere mentre riprendevo a cantare: “Perché? Mi diverto tanto!”, riprendendo immediatamente a cantare.
Invece no, mi rendo conto d’aver sbagliato.
Avrei dovuto rispondere in maniera consona a un membro di quelle che altro non è che un “concistoro di fave mosce imputridite dall’astinenza” (una memorabile ed eterna citazione dell’architetto Giorgio Marchetti, che mi manca e manca), e avrei dovuto dire: “E te non hai finito di rompere i coglioni con gli amici immaginarî? Ne’ paesi civili a quelli come te gli danno il TSO”.
Dio cane.
Però dopotutto ci tenevano tanto a battezzare il figlio per mano sua, visto che aveva celebrato questo e quel rito. Miserabile d’un prete di merda.